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Friday, March 29, 2013

Kilimanjaro




Notte tersa e nera, così tersa che ti sembra di vedere nel buio cupo e infatti vedi il nero, un nero brillante che riverbera e ti illumina dentro e così puoi vedere davvero.

Cammini. Segui la scia nel buio, quella stretta striscia di sassi e di terra ai cui lati intuisci altre rocce ma fino a dove non sai, immagini un dirupo appena piu’ in là che precipita in giu’ e tu cammini sul bordo sereno, quel bordo ti basta, non lasci la traccia. Non temi, procedi appigliandoti ai sassi, naturalmente, senza dubbi o incertezze. Guardi davanti, guardi nel nero, lo penetri impenetrabile, vedi il nero nel fondo del nero, senti rumori, senti le voci degli altri ma non ascolti, ogni suono è un richiamo che ti tocca e ti scuote e finalmente ti svegli.

Guardi ancora e nel nero ora ti vedi, tu e la montagna tua unica compagna di terra che ti tiene con sé stanotte, per ora, tu speri per tutta la notte e ti assista mentre guardi e capisci. Ti svegli e ti accorgi del freddo. Senti il gelo sul viso, aria tagliente che ti sferza le guance e le labbra, le smuovi ma non riesci a parlare, hai male agli zigomi e al mento, senti il freddo negli occhi. Ma sei attento, ti scopri sensibile, i tuoi sensi acuiti, reattivi come non sapevi. Intanto cammini, la notte è appena iniziata e cammini.

Sollevi il piede e lo appoggi piu’ avanti, calchi la terra e le rocce, le senti premute sotto il tuo peso, terra nella terra, tu nella terra. Respiri. … E l’aria ti manca! Si’, ti accorgi che l’aria ti manca! Annaspi un momento, un momento di panico, ti allarmi! Ma è soltanto un istante, tu e la montagna, e certo sei con lei, in alto con lei, respiri la sua aria fina, e piu’ cammini piu’ è fina, lo sai e stanotte vuoi che ti basti per poter restare con lei fino alla roccia piu’ alta.

Ora c’è di nuovo silenzio e quiete e guardi avanti, il tuo petto spalancato a lei, per dare e ricevere. Alle sue rocce e alla sua terra presenti il tuo cuore e la tua mente, alle sue fattezze ruvide ma stanotte accoglienti per te, dai la tua fragilità consapevole e il tuo desiderio di abbandonarti al suo abbraccio, alla sua essenza indiscutibile la tua, semplice e appassionata. Avanzi attento e emozionato, il tuo proposito evidente, le tue debolezze evidenti, la tua passione e il tuo amore cosi’ veri e reali che non esiste timidezza.

Sete. L’aria fredda e fina ti asciuga e ti impasta la bocca, hai sete, con naturalezza cerchi la bottiglia, fai il gesto di bere. Ghiaccio. Aspiri, ma niente, scuoti la bottiglia, la tua lingua cerca acqua ma niente, non una goccia. Con le mani cerchi di sciogliere il ghiaccio piu’ in alto dove lo credi piu’ sottile, soffi il tuo calore, sfreghi, una goccia, una sola, ci riprovi, un’altra goccia ancora, almeno due ne vuoi, cerchi acqua, brami acqua. Non si scioglierà salendo, devi accettarlo e succhiare quel poco che avrai nel resto della notte. Hai sete e ne soffri, ma vuoi calmarti, regolare di nuovo il respiro sui passi, scacciare il pensiero, riprendere il dialogo con la montagna e la terra. … E con il cielo.

Il cielo è nero, guardi ancora il nero e ancora lo penetri piu’ lontano… piu’ in alto… nel nero, il cielo nero… e infinitamente stellato… Stupore… Silenzio… Sei estasiato. Il respiro si ferma, ogni suono svanisce, ogni cosa scompare, c’è solo il cielo per sempre oltre ogni spazio, pieno di stelle, minuscole, vicine, lontane, infinite per sempre, il tempo scompare. Cammini nel cielo, respirando il cielo, sospeso nel cielo, cielo sopra e sotto di te, sotto i tuoi piedi e la montagna e ancora piu’ giu’ c’è il cielo. Attorno a te una pioggia di stelle per sempre, le senti, ti sembra ti toccarle, ti accorgi di toccarle, tu, la montagna, la terra, il cielo. La vita attorno a te.

Vita attorno a te uguale a te, vedi, senti, ti senti sfiorato, qualcosa ti tocca, ti cerca, ti sorride, sorridi, ti chiama… si’, qualcuno ti chiama… ti chiamano ora… ti volti, guardi in su… e ecco, sono tutti là che ti guardano, sono felici, eccitati per te, ti incitano, ti spingono, ti amano, ora è chiaro, ogni dubbio dissolto, piangi, sorridi, vorresti raggiungerli e abbracciarli, sentire ancora o come mai prima le loro dita sul viso. Sei felice. Pieno di gioia incantata cammini. Quella tua chiara, semplice essenza, tu, raggiungi le stelle oltre le stelle, scivoli tra loro come una brezza leggera, come acqua che scorre, respiri il cielo, guardi la vita che freme molteplice, tocchi, rispondi fremente, calchi la magnifica montagna che ti accompagna piu’ in su e tra poco inviterà il sole a stare con voi, accarezzi la terra tra le dita.

Limpid, black night, so limpid that you seem to see in the deep darkness and in fact you see the blackness, a vivid blackness that glistens and shines into you, and so you can really see.

You walk. You follow the trace, that slender strip of stones and earth on the sides of which you perceive more rocks, but you don’t know how far they go, you imagine a gap near you that tumbles down and you quietly walk on its edge, that line is enough, you don’t leave the trace. You are not afraid, you move forward naturally clinging to the rocks, unwavering. You look ahead, into the black, you penetrates the impenetrable, you see black deep into black, hear noises, hear voices but don’t listen, every sound is a call that touches and shakes you and finally you awake.

You walk on and look and now in that blackness you see yourself, you and the mountain, your only earthly companion which holds you tonight, for now, you hope all night long, that it would assist you while you look and understand. You suddenly feel the cold. Cold on your face, cutting air that swipes your cheeks and lips, you try to move them but cannot speak, your cheekbones, your chin are sore, you feel cold in your eyes. But you are attentive and you realize how sensitive you are, your senses sharpened, ready to respond as you never knew. You keep walking, the night has just started and you walk.

You lift your foot and lay it just ahead, you lean onto the earth and the rocks, you feel them pressed under your weight, earth into the earth, you into the earth. You breath. …And there’s not enough air! Yes, you discover that there’s not enough air! You gasp for a moment, a moment of panic, you’re frightened! But it’s simply an instant, you and the mountain, of course you’re with her, high up with her, you breath her thin air, and the further you walk the thinner, you know it and you want this thin air to be enough tonight so that you’ll be able to stay with her up to her highest rock.

Now it’s silence and quietness again and you look forward, your chest wide open to her, to give and receive. To her rocks and earth you present your heart and mind, to her rough traits that tonight are gracious to you, you give your ware fragility and your desire to lay into her embrace, to her indisputable essence, yours, simple and passionate. You go forward alert and excited, your purpose is evident, your weaknesses are evident, your passion and your love are so true and real that they don’t know any shyness.

Thirst. The air, cold and thin, dries your mouth, you are thirsty, reach for the bottle, want to drink. Ice. You try to lick water, but nothing, you shake the bottle, your tongue seeks water again but nothing, not even a drop. With your hands you try to melt the ice where you think it thinner, you blow your warmth, rub, one drop, only one, you try again, another drop, you want one more at least, you seek water, you crave water. It’s not going to melt as you go up, you have to accept it and suck any drop you get all night long. You are thirsty and you suffer, but you want to calm down now, and tune again your breath to your steps, forget that thought, start talking again with the mountain and the earth. … And the sky.

The sky is black, you look again at that blackness and again penetrate it further… higher… that blackness, that sky so black … and endlessly starry… Amazement… Silence… You are enchanted. Your breath stops, every sound is quieted, everything disappears, there’s only the sky forever beyond any space, full of stars, tiny, close, faraway, endless forever, time vanishes. You walk in the sky, breathing the sky, hovering in the sky, sky above and beneath you, under your feet and the mountain and further below there is sky. Around you a shower of stars forever, you feel them, it’s like you’re touching them, you realize you’re touching them, you, the mountain, the earth, the sky. Life around you.

Life around you same as you, you see, you sense, something brushes your skin, something touches you, is looking for you, smiling at you, you smile, calling you… yes, somebody’s calling you… they’re calling you now… you turn, look above… there, they are all there watching you, they’re happy, excited for you, they cheer you, encourage you, they love you, it’s clear now, every doubt’s gone, you cry, smile, you wish you could reach them and hug them, feel once again or as never before their touch on your face. You are happy. Full of enchanted joy you walk. You, that clear, simple essence that is you, reach the stars beyond the stars, glide among them like a light breeze, like flowing water, you breath the sky, look at the vibrant manifold life, you touch, you vibrantly answer, gently and steadily walk the magnificent mountain that is accompanying you further up and in a little while she will invite the sun to join you, you feel the earth between your fingers.